Manifestazioni Spiritiche, un classico di Allan Kardec con un saggio inedito di Alexandra Rendhell

Manifestazioni Spiritiche, un classico di Allan Kardec con un saggio inedito di Alexandra Rendhell

 

LIBRAIO EDITORE PRESENTA

“MANIFESTAZIONI SPIRITICHE”

come sviluppare le qualità medianiche

Allan Kardec

 

Questa opera di Allan Kardec, il pedagogista che per primo cercò di ordinare e decodificare i concetti dello spiritismo come una dottrina, ha come obiettivo quello di esplicare al neofita le varie modalità attraverso le quali il mondo dello spirito può manifestare la sua presenza.

Secondo l’autore, gli spiriti, proprio come gli uomini, possiedono diversi gradi di evoluzione intellettuale e morale. A seconda dello stadio evolutivo cui appartengono, la loro manifestazione si caratterizza da eventi e modalità ben precise, descritte con dovizia in questo trattato. Ne consegue la necessità, da parte del medium o da chi si accinge alla sperimentazione parapsicologica, di apprendere la lucida capacità di discernimento per saper riconoscere e distinguere entità negative, volte all’inganno e alla perdizione.

A tal fine Kardec classifica tutti i fenomeni spiritici, le varie metodologie di contatto che è possibile adoperare e compone un vocabolario dei termini maggiormente utilizzati in metapsichica.

Il testo, in questa edizione rinnovata e illustrata, è preceduto dal saggio introduttivo inedito “Nascita e codifica dello spiritismo moderno” di Alexandra Rendhell, antropologa, esperta di religioni antiche, grande studiosa di esoterismo e fenomenologia paranormale nonché figlia di uno degli ultimi medium ad effetto fisico ancora viventi: Fulvio Rendhell.

Il suo contributo conduce il lettore a tu per tu con lo spiritista Allan Kardec e lo aiuta a comprendere la rilevanza di questa figura in rapporto al suo tempo storico e alla sua filosofia, attualizzandone i concetti.

 

Dal saggio di Alexandra Rendhell:

” La ristampa nel terzo millennio di uno dei capisaldi della letteratura spiritica mondiale di tutti i tempi, “Le Manifestazioni Spiritiche”, acquisisce un significato particolare in questi tempi “asciutti” ed apatici in cui la spiritualità, necessaria espressione della parte eterna di ciascuno, l’anima, sembra essere stata accantonata, dimenticata, riposta nei recessi oscuri della memoria comune dove giace agonica e derelitta, sommersa dalle scorie plurimillenarie sedimentate dal grande robivecchi, l’accumulatore seriale: l’inconscio collettivo. Timidamente, con prudenza e circospezione, l’anima e le sue necessità fanno capolino e tentano di riemergere sotto le più svariate spoglie e forme principalmente in tempi di grandi crisi, eventi periodici e frequenti nella storia di questa Grande Bestia, che è l’umanità. Una riemersione prepotente che impone la sua esistenza ricordando che l’anima è ancora lì, che non è morta o annichilita, che è ancora lei la Signora e Padrona misericordiosa dell’esistenza e che non ha abbandonato la perduta umanità, a quell’ingombrante, avido, eppur necessario involucro di carne, suo emissario e veicolo di esperienze, in questa pesante dimensione, ma è sempre presente, vigile pronta a risalire dagli abissi per venire in soccorso delle genti e ri-animarle con la linfa energizzante dello Spirito. Come asseriva il grande C. G. Jung:

“l’anima appartiene a quei fenomeni di frontiera che si verificano in particolari condizioni psichiche, nelle circostanze di un crollo di valori, quando sul futuro si fa buio e l’inconscio appare come visione mentale”.

L’anima, quindi, una distinta Entità obiettiva, che si risveglia emergendo dal reame dell’oscurità, dove l’ingrato essere l’aveva segregata, e si manifesta come presenze reali, seppur spiritiche, a soccorrere l’umana progenie sostenendola con mitologhemi o messaggi pregni di significati e di speranze affidati ad incarnati o disincarnati profeti.

Accadde ciò anche verso la metà dell’ottocento, allorquando la scienza, figlia della ragione, stava trionfando e dette origine ad un vero e proprio assolutismo, innalzando una barriera invalicabile contro un complesso di esigenze e di aspirazioni di natura spirituale, senza tuttavia riuscire ad appagarle. Probabilmente è su queste basi che molti, a posteriori, fondano la nascita del fenomeno dello spiritismo, che com’è noto ebbe il suo battesimo ufficiale nella provincia americana abitata da pionieri venuti dalla vecchia Europa con il desiderio di ritornare ad una vita più elementare a contatto con la natura lontana dalle complesse ed organizzate civiltà europee di origine. Tali condizioni favorivano il senso di intesa compatta e solidale tra gli immigrati, che in qualche modo incoraggiò il formarsi di una mentalità collettiva semplice o complessa, ma comunque sempre favorevole alla produzione di fenomeni cosiddetti paranormali, manifestazioni tangibili di quella innata ed inalienabile necessità di spiritualità. È probabile che, proprio nelle varie sette religiose che avevano abbandonato l’Inghilterra varcando l’oceano, si originò lo spiritismo americano e in particolare in una di queste, quella degli Shakers, o tremanti, membri di un ramo del calvinismo puritano dei quaccheri. Tale setta derivava dal movimento francese dei Camisards, di cui il principale condottiero, un fanatico religioso trasferitosi in Inghilterra tra la fine del seicento e gli inizi del settecento, fu Jean Cavalier: durante le sue riunioni si producevano fenomeni paranormali di vario tipo, dalla chiaroveggenza a voci misteriose, che davano consigli e premonizioni, trance collettive di contadini e fanciulli rozzi che pronunciavano dotti discorsi. I seguaci della setta degli Shakers nella seconda metà del settecento, sotto la guida di una donna, Ann Lee, divennero molto numerosi e le loro attività iniziarono a dare fastidio alle autorità inglesi che prima iniziarono a contrastarli e poi a perseguitarli al punto che molti decisero di emigrare in America raggiungendo altri confratelli che vi si erano già stabiliti, in particolar modo nello Stato di New York. Nelle riunioni tenute nel nuovo mondo si ripresentarono le manifestazioni paranormali, ma anche guarigioni miracolose e, quando Ann Lee morì, i suoi seguaci continuarono nelle loro attività dicendosi guidati dalla loro defunta leader attraverso comunicazioni per mezzo di medium. Il legame interrotto con il vecchio mondo e la sua storia poteva così continuare ad esistere grazie a questa sorta di semplice solidarietà spirituale.

Non è forse un caso che fu proprio nello Stato di New York, nel villaggio di Hydesville, dove c’era maggior concentrazione di tali persone, che avvenne lo storico episodio delle sorelle Fox, cui si attribuisce la nascita dello spiritismo moderno ad estrazione popolare, che contribuì all’espansione del fenomeno che poi si propagò in tutto il vecchio continente, dando origine ad un movimento che doveva poi espandersi nel mondo intero. Fu un evento epocale che scatenò una valanga di polemiche e scontri dialettici, creando un clima inquieto, eticamente negativo, di sotterranei rancori e diatribe; da un lato, gente comune, la quale ravvedeva in quegli inspiegabili fenomeni un messaggio ed una volontà di un aldilà che desiderava dialogare e manifestarsi nell’aldiquà, portando un messaggio di speranza alla perduta umanità, e dall’altro lato uomini di cultura e scienza, che pretendevano di ammantare questi misteriosi fenomeni di una parvenza scientifica, quanto mai ardua, poiché tali manifestazioni, sembravano sottrarsi totalmente a quella quantificazione che è fondamentale nel metodo della ricerca.

In seguito a ciò, si formarono schieramenti contrapposti; da una parte i fautori della fenomenologia legata allo spirito, dall’altra gli scientisti ad oltranza, che, negando qualsiasi ingerenza di forze oscure provenienti da ogni dove, tacciavano di creduloneria gli sperimentatori da salotto e di cialtroneria i medium che si prestavano, spesso ben pagati, a tali sessioni. Si discuteva molto negli ambienti accademici circa la natura di questi fenomeni, in un momento in cui il progresso scientifico aveva compiuto passi da gigante e il mondo era pervaso da un ottimismo dilagante per le nuove ed innumerevoli scoperte che facevano sperare nella nascita di un mondo nuovo, pieno di aspettative nella scienza e nella sua applicazione pratica, la tecnologia, che sembrava dovesse portare all’essere umano benessere e vantaggi inimmaginabili. La nuova era aveva incoraggiato la diffusione di una mentalità laica che nutriva una grande fiducia nella scienza e nelle sue applicazioni che rigettava visioni della realtà del mondo che non fossero quelle proposte dalla filosofia positivista (che ispirerà la futura sociologia), elaborata da Auguste Comte, che, volendo sbarazzarsi della metafisica, esaltava quasi religiosamente la conoscenza scientifica, mirando ad osservare per conoscere senza apriorismi. Ci si avviava, quindi, verso un dualismo psiche-materia, così che, verso la fine del secolo, con le geniali intuizioni del James, del Bergson e del Myers, parve essere alle soglie di una vera e propria rivoluzione scientifica. Alcuni intellettuali affermavano che l’indagine scientifica doveva quantomeno trascurare i fenomeni spiritici poiché, anche se genuini, a questi sarebbe risultato impossibile applicare il metodo quantitativo con la stessa spiegazione secondo cui: si era mai tentato di studiare scientificamente la genesi di un poema, di un dipinto, di una scultura, di una sinfonia? I fenomeni dello spiritismo, tuttavia, non erano soltanto creativi, non derivavano solo da quella facoltà, certo misteriosa, ma normale e solitamente accettata, che è la fantasia, la quale, se pur quantificabile, in definitiva non contrastava con la scienza e poteva essere accettata come fatto a sé. La fenomenologia spiritistica presentava anche manifestazioni oggettive che rivoluzionavano le leggi della fisica, quali apporti di oggetti che attraversavano muri, contraddicendo le leggi dell’impenetrabilità, levitazioni che vincevano la forza di gravità, luci, profumi, musiche di cui si ignorava l’origine e che tuttavia colpivano i sensi ed impressionavano lastre fotografiche, forme fantasmatiche che lasciavano impronte nella paraffina e così via. Se tutto ciò avveniva, bisognava ammettere che il fisico, il chimico, il biologo avevano costruito leggi e sistemi in cui rimanevano lacune enormi. Allo spiritismo bisognava riconoscere, se non altro, il merito di avere sviluppato in modo imponente questa fenomenologia già nota, almeno in parte, agli antichi magnetizzatori, ma che, verso il 1850, stava per essere messa in disparte. Un ventennio di esperienza spiritista, sviluppatasi nel modo più improvviso ed imprevedibile, non permetteva più questo accantonamento: lo scienziato aveva per lo meno il dovere di accertare se tutto ciò avvenisse davvero. Ed il problema che si posero gli uomini di scienza fu appunto questo: i fenomeni cosiddetti spiritici avevano una realtà o erano solo frutto di fantasia, di suggestione, di imbroglio? Nel momento stesso in cui la scienza si disponeva a considerare, ufficiosamente, la fenomenologia, che si presentava sotto la bandiera dello spiritismo, come intercomunicazione tra i viventi e i defunti, era naturale che lo scienziato dovesse prepararsi una giustificazione o addirittura un alibi morale. Solo la razionalità positiva poteva condurre l’umanità al progresso e quindi non ci doveva essere posto per credenze magiche, retaggio dei secoli bui. “(…)

 

Alexandra Rendhell:

antropologa, profonda studiosa di tematiche dell’esoterismo e del mistero, autrice di numerosi saggi, articoli e conferenze sull’argomento. Codirettore e redattore della rivista mensile Mysterium Exoterium, esperta di religioni antiche, di riti jerogamici dell’area mesopotamica e dell’Indo, ha scritto numerosi testi sulla sacralità femminile nei culti arcaici. Ha all’attivo numerosi documentari televisivi, spaziando dalla dimensione paranormale e spiritica, alla Magia. Figlia d’arte, suo padre è il famosissimo Fulvio Rendhell, esoterista e medium di fama internazionale. Autrice teatrale e di testi per documentari e trasmissioni tv, ha collaborato con reti nazionali e internazionali. Sostenitrice di una spiritualizzazione globale, si batte per il rispetto dei diritti umani, animali e vegetali. Ha scritto e presentato, a tal proposito, un documentario contro la pena di morte e la tortura: “Quando Abele diventa Caino”.

 

 

 

 

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